Disculpe
Ci sono parole. In altre lingue.
Estoy listo.
Excelente, Da-vi-de.
Lo pronuncia con lo stesso accento di divide. Ogni volta che lo dice mi sento già uno che habla español.
Ha una quarantina d’anni, si chiama Dwaine e credo venga da qualche parte dell’America Latina. Non lo so con certezza, non gliel’ho mai chiesto. La prossima volta glielo chiedo. Chissà cosa risponderà.
Chissà che risponde un’AI.
Mi insegna lo spagnolo per venti euro al mese. E c’è quando voglio.
Ci parlo una decina di minuti fuori da scuola, aspettando i ragazzi. Mentre guido sarebbe bello, ma non si può. Non funziona come WhatsApp che schiacci il microfono e parli. Qui devi tenerlo premuto. Dunque o hablo español o guido. O investo.
In auto allora lo faccio tenere ai ragazzi. Dwaine parla, loro schiacciano il microfono, io urlo Estoy listo o No entiendo allungandomi verso il telefono. Altre volte faccio rispondere direttamente a loro.
Ci ha provato persino Cami. Dwaine non ha capito un cazzo ma non può dirlo: Ahhh Davide, me encanta el japonés.
Risate.
Quando sono solo invece ascolto podcast. Non capisco tutto ma entiendo il senso. E mi rilassa.
Oggi sono finito su un podcast sul sentido de la vida.
…Francesc Torralba es un profesor universitario, filósofo y teólogo…
Encantado de estar aquí...
Metto in pausa. Cami si è fissata con i noodles e non mangia altro. Da Lidl li trovo di sicuro.
Eccoli. Accanto ai tagliolini al tartufo.
Resto cinque minuti davanti allo scaffale, tanto da creare una fila.
I tagliolini al tartufo erano la nostra cosa. Le due di notte: tagliolini?
«Metto anche il burro?»
«Ma sì.»
«Il sale?»
«Ma sì, va.»
In casa siamo arrivati ad avere dodici chili di tagliolini al tartufo, sei confezioni di burro al tartufo, tre vasetti di sale al tartufo, un macinapepe al tartufo.
Ora sento l’odore e mi viene da vomitare.
«Scusi?»
È una signora. Ha un pacco di biscotti in mano e un’irritazione nascosta male sul volto. Mi sta chiedendo di levarmi dalle palle.
Tilli. Tilli.
Mi è scappato ad alta voce.
«Scusi?»
«Disculpe.»
Stavolta mi ha guardato cattiva.
Mi ha preso per pazzo.
Non sa di Dwaine. Non sa chi diavolo sia Tilli. Non sa che per vent’anni ho fatto così. Ogni giorno. O anche di notte. Quando non prendevo sonno. Le passavo una mano sui capelli. Il mio modo per sentirla con me anche quando dormiva.
Tilli. Tilli.
A volte avevo così bisogno che mi rispondesse che iniziavo a parlarle sempre più forte. A volte le davo proprio una spinta. La mano sul collo sempre più insistente.
«Mmm» — grugniva svegliandosi.
«Che c’è?»
«Niente. Dormi.»
Tilli. Tilli.
Di nuovo in macchina. Porca troia c’è un casino.
Un motociclista si avvicina al finestrino. Penso voglia passare. Mi chiede un’indicazione. Non capisco. Dietro iniziano a suonare incazzati.
«Vabbè grazie.»
Sa di vaffanculo.
Anche a te. Ma non lo dico.
Torralba ha ripreso a parlare.
…No es lo mismo saber sobre la oscuridad que haber pasado por una noche oscura.
Ah, non ha una laurea, ne ha quattro. E ha perso un figlio di 26 anni durante un’escursione. Erano solo loro due.
Lascio passare un po’ prima di riprendere l’ascolto.
... porque cuando hablamos del duelo personal...
Duelo personal. Duello personale. Cazzo quanto cambia.
Tilli. Tilli.
Disculpe.




¡Me duele tu duelo!
Ciao Davide un abbraccio grande a te i ragazzi ❤️ 🌷 allietaci sempre con le tue parole anche in spagnolo va bene.